Due parole che vengono comunemente usate come sinonimi, ma hanno significati diversi.
Che differenza c’è fra autore e scrittore?
Queste due parole vengono comunemente usate come sinonimi, ma hanno significati diversi. Cominciamo a precisare che una persona abile a scrivere seguendo le regole di una detta lingua, non è in automatico uno scrittore ma si definisce “alfabeta” da cui deriva la più comune e nota parola analfabeta utilizzato in senso dispregiativo, per identificare una persona che non ha acquisito tale dote studiando. Da questo si evince quindi che saper scrivere, aver raggiunto quanto meno la fine delle scuole dell’obbligo, non rende automaticamente scrittori, ne tanto meno autori.
Allora come si diventa scrittori e scrittrici?
Di norma, per convenzione, si definisce scrittore, colui o colei che s’impegna a scrivere e completare un’opera letteraria (a prescindere dal genere), che abbia un intento artistico. Da questa definizione possiamo desumere già un’eccezione, ovvero tutti coloro che a una certa età, decidono di raccontare la storia della loro vita. Anche se, in fin dei conti, anche una biografia, se ben scritta, se contiene determinate regole del mestiere dello scrittore, può essere considerata un’opera artistica con finalità divulgativa di certi concetti e sentimenti, soprattutto se va oltre la mera compilazione delle proprie memorie.
Giornalismo, social-network, altri media vengono esclusi dal discorso: se scrivi su un blog, non sei uno scrittore, ma un blogger. Se scrivi su un giornale, non sei uno scrittore ma un giornalista.
Per definirsi scrittore, quindi, bisogna aver concluso una prima opera che sia da revisionare oppure no, ma che comunque sia finita nella sua interezza. Volendo cavillare quindi, chiunque ha un romanzo nel cassetto mai finito, oppure più romanzi e racconti mai nessuno del tutto iniziato, a buon ragione dovrebbe definirsi aspirante scrittore e non propriamente scrittore.
Ma cosa differenzia uno scrittore da un autore?
Lo scrittore è colui che scrive opere con un intento artistico, e non importa che pubblichi (o gli interessi di farlo) i suoi lavori. Invece l’autore (di norma) è colui che ha scritto un romanzo e l’ha pubblicato attraverso i canali consoni, ottenendo così una certificazione del suo lavoro (isbn, inserimento nelle biblioteche comunali), il quale è protetto da copyright nazionali e internazionali.
Questa ultima affermazione ci porta a fare un’altra considerazione importante, la differenza tra diritto d’autore e copyright: Il Copyright protegge l’opera dell’autore, mentre il diritto d’autore protegge l’autore stesso.
Il diritto d’autore si acquisisce per il solo fatto della produzione dell’opera letteraria o artistica e quindi non necessità di nessuna “certificazione” a testimonianza di questo diritto (sull’opera) anche se questa resta a vita nei file del nostro computer o nel cassetto di una scrivania.
Il Copyright invece, richiede un deposito presso un ufficio competente per far maturare questo diritto. Deposito che viene attestato da una casa editrice, attraverso l’inserimento di un opera letteraria nelle biblioteche nazionali (in Italia sono tre i centri di smistamento obbligatori) a riprova dell’avvenuta pubblicazione, oltre l’attestazione di un codice univoco ISBN.
Premesso questo c’è un’altra sostanziale differenza da fare, ovvero il Self Publishing.
Con l’avvento dell’auto pubblicazione, la mole di opere prodotte in Italia e nel resto del mondo è quasi triplicata, ma qual è la differenza sostanziale per chi decide da sé di “essere pubblicabile” e chi sceglie di farlo attraverso una Casa Editrice? Di fondo, è il processo di selezione che certifica, avvalora, impreziosisce, un romanzo pubblicato attraverso l’editoria classica, ed un romanzo auto proclamatosi “pubblicabile”.
Ora, senza voler star qui a fare una diatriba sulle giustissime contestazioni alla situazione editoriale italiana, è da sottolineare il pizzico di merito e la fortuna (tanta!), di chi sceglie la strada dell’editoria (non a pagamento) classica. Essere scelti e pubblicati da una etichetta editoriale, è un attestato di merito degli sforzi fatti dallo scrittore (che può finalmente definirsi autore), questo fermo restando tutte le lungaggini, complessità, peripezie del perseguire la via classica della pubblicazione.
La questione ora è… un Self Publisher si può definire Autore, se non ha una casa editrice alle spalle?
In linea di massima, seguendo la classica definizione di Autore, si dovrebbe dire di no ma i tempi sono cambiati e oggi, ci si può definire autori (anche se autoproclamati) se l’artista scrittore, benché senza supporto di una casa editrice, riesca a organizzare da se tutto quel lavoro e materiale necessario per mettersi al pari livello di un fortunato Autore, pubblicato da CE… aggiungo, abbastanza grande e seria, da dedicare al romanzo tutta quell’attenzione e servizi annessi, indispensabili alla corretta diffusione!
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