Librerie indipendenti, servono fondi per competere e innovarsi.

Cento milioni di mancato fatturato. È in questa stima che si percepisce la preoccupazione della rete delle librerie indipendenti (3.706 in Italia, il 59,3% ditte individuali, con oltre 11mila addetti) per l’andamento economico e di fiducia nel 2024. I minori incassi previsti sono dovuti, in parte, alla diminuzione del gettito prodotto dalle nuove carte della Cultura Giovani e del Merito – che hanno sostituito l’App18, restringendo il bacino dei potenziali beneficiari – e al venire meno del fondo per le biblioteche. La presentazione a inizio agosto dell’Osservatorio delle librerie, curato da Ali (Associazioni librai italiani) e Format Research sui dati del secondo semestre 2024, è l’occasione per ripercorrere gli ultimi anni di trasformazione del settore.

Meno burocrazia e un libraio nelle scuole; questa la richiesta dell’Associazione Librai!

Da quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sulle Librerie, realizzato in collaborazione con Format Research da Ali Confcommercio, l’associazione dei librai italiani prevede che per invertire la tendeva che vede l’Italia tra gli ultimi Paesi in Europa per numero di lettori, ci sia bisogno di un ‘Manifesto per la lettura’.

Gli indicatori sul clima di fiducia e sui ricavi risultano in calo rispetto al 2024, è previsto un miglioramento nella seconda parte del 2025 anche se i valori resteranno inferiori a quelli dello scorso anno. Resta stabile l’occupazione, mentre si registrano criticità sul fronte del fabbisogno finanziario.

Il 77,3% delle librerie indipendenti segnala un aumento dei prezzi praticati dai fornitori e di queste circa la metà riporta rincari di oltre il 5%. Sull’accesso al credito il 61% delle librerie ha ottenuto integralmente l’importo richiesto e l’80,3% lo ha fatto per esigenze di liquidità e cassa. “Ci preoccupa molto la crescita dei costi fissi che sta mettendo in difficoltà la nostra rete commerciale – ha spiegato a margine di una conferenza stampa il presidente di Ali Confcommercio, Paolo Ambrosini -, tanto che abbiamo delle chiusure anche importanti sulla città di Milano per il tema del caro affitti. In prospettiva speriamo che nella seconda parte dell’anno, quando si concentra la maggior parte delle proposte da parte degli editori, ci possa essere una ripresa, ma purtroppo il dato cumulato di flessione del mercato, che è attorno al 6% a valore e per il 7% sulle copie, difficilmente sarà recuperabile”.

“Al governo “chiediamo un momento di confronto – ha aggiunto – e l’attuazione di misure già approvate dal Parlamento con il decreto Olivetti, che oggi non sono ancora operative per carenza dei decreti attuativi”.

Un punto centrale del manifesto è l’istituzione del ruolo del libraio all’interno delle scuole.

Non è solo un fornitore di libri, ma un vero e proprio consulente culturale. Una delle maggiori criticità segnalate riguarda la burocrazia opprimente. Autori e librai si trovano spesso a compilare documenti ripetitivi e inutili per accedere alle scuole. Serve una semplificazione amministrativa. Autori e librai lanciano un messaggio, cioè che la promozione della lettura ha bisogno delle librerie, della loro presenza quotidiana, della loro passione e competenza, si legge nel manifesto. Gli editori devono produrre libri e supportarne la diffusione, ma senza sostituirsi a chi ogni giorno quei libri li racconta, li consiglia, li vive.

Per leggere e scaricare il manifesto, potete andare a questo link!

La solitudine dei librai

Vendite polverizzate. Luoghi nuovi dove si radicano le comunità di lettori. Modelli in crisi, come le tradizionali presentazioni dei libri fiaccano un mestiere. Che resta decisivo, in un mercato da centomila titoli l’anno.

La relazione con i lettori

Il 52,9% delle librerie sostiene che il «valore dei libri acquistati» sia superiore anche rispetto al secondo semestre del 2021. Il 56,4% delle librerie ha poi dichiarato che nel secondo semestre del 2022 i clienti hanno acquistato più libri rispetto al semestre precedente, e il 54% ritiene che siano stati acquistati più libri anche rispetto al secondo semestre del 2021. Infine, il 55% delle librerie intervistate ha dichiarato che nel secondo semestre del 2022 sono entrati più clienti in libreria rispetto al semestre precedente e il 52,5% registra un maggiore afflusso di clienti anche rispetto al secondo semestre del 2021. Sul totale dei clienti che nel corso dei primi sei mesi del 2022 hanno acquistato almeno un articolo in libreria, quasi il 74% appartiene alla clientela occasionale. Per fidelizzare la clientela quasi il 73% delle librerie si dedica alla cura del proprio spazio commerciale, il 57,3% punta ad accrescere la propria presenza sul web.

La relazione con gli editori e i distributori

In merito alle attività svolte dalle librerie, negli ultimi due anni quasi il 60% delle librerie ha svolto presentazioni con autori, il 41% si è dedicata all’organizzazione di iniziative per l’educazione alla lettura. Il 31% ha organizzato convegni, conferenze, seminari e festival letterari. Quattro librerie indipendenti su dieci non hanno riscontrato criticità nell’approvvigionamento dei libri (dal secondo semestre ‘22 ad oggi). Il 38,1% ha avuto difficoltà in prevalenza per i titoli a catalogo. Le librerie indipendenti pur essendo soddisfatte del servizio offerto (61,3%), ritengono i margini riconosciuti dall’editore (sia per i titoli di catalogo che per le nuove edizioni) poco o per nulla soddisfacenti (lo dichiarano sette operatori su dieci). I maggiori ritardi da parte dei gruppi editoriali nella distribuzione dei testi alle librerie sono stati riscontrati presso Mondadori (nel 33,7% dei casi). Seguono Feltrinelli, Giunti, Editori Laterza e Adelphi.

Mappa del settore delle librerie

I commercianti fanno i conti, letteralmente, con un primo semestre 2025 privo del megaseller che trascina. Consumi sempre più volubili, segmentati, polverizzati. Gli scaffali sono quelli – una questione banale: spazi – e la produzione di volumi non accenna a diminuire. «Abbiamo finito i banchi!» è un grido ironico che si leva a più riprese, petizione difensiva di fronte alla caterva di ormai quasi centomila novità annue.

«Andrebbe ridisegnato il concetto di libreria», dice qualcuno: e di sicuro, rispetto a quarant’anni fa, il tempio non è più un tempio, è un luogo meno ostile elitario e compassato, c’è magari la caffetteria… Basta? No. Perché la verità, “catene” o no, è che ogni libreria «è un mondo a sé», come mi spiega appassionata una libraia. Convinta che non si tratti di modellizzare, ma di calare il concetto di libreria in quel preciso contesto, di adattarlo alla fisionomia socio-antropologica dell’area in cui si opera.

Non è semplice; non è impossibile. Forse è l’unica soluzione: perché il lettore, debole o forte, e perfino, soprattutto il non lettore va accolto, accompagnato. E bisogna dargli una ragione seria per non acquistare online. Per capire che se mette piede in uno spazio fisico, guadagna qualcosa. Un’esperienza, per l’appunto: l’eventuale piacere solitario del leggere entra in una zona d’interesse e di condivisione. Più semplicemente: di relazione.

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L’espressione più felice al riguardo è quella al centro del saggio di Chiara Faggiolani, docente di Biblioteconomia alla Sapienza, “Libri insieme” (Laterza): «comunità della conoscenza».

Una libreria non è solo un negozio, è anche un negozio: certo le comunità della conoscenza si radicano anche altrove, sfuggono a diversi perimetri e parametri. Festival culturali, presìdi, associazioni. Ma il libraio e la libraia sono mediatori decisivi. Spesso lavorano su un orizzonte più largo di quello della “semplice” presentazione; inventano formule diverse, innescano la prima scintilla dello “sharing” che poi anima un circolo di lettura. Dove – fa notare Faggiolani – si discute di «un libro scelto da altri, imposto potremmo dire, che ha richiesto un importante atto di fiducia iniziale. Se a cambiarmi la vita è un libro che non avrei mai scelto per me, allora sì che è doppiamente un dono».

Fiducia è una parola chiave.

Difficile, non necessariamente scontata. «Uno dei tratti più interessanti delle comunità della conoscenza». Una fiducia, insiste Faggiolani, «immotivata». Nella miriade di esempi che propone, colpisce il contagioso effetto di un’alleanza strategica fra sconosciuti. Le potenzialità enormi delle librerie indipendenti costituite come associazioni diventano lampanti. Anche solo per la capacità di sottrarsi al ricatto del marketing più aggressivo, della novità a tutti i costi. Il ripescaggio, l’usato, il classico sepolto. C’è una vita dei libri oltre il tempo sempre più vorticoso della massima esposizione. Quanto? Un mese? Due? Splende l’esperienza di una minuscola bellissima libreria in Garfagnana, fondata da Alba Donati, “Sopra la penna”: c’è chi ci arriva in pellegrinaggio macinando chilometri perfino in bicicletta. O ancora: l’esperimento del furgone che porta le storie dove le librerie hanno chiuso. Arturo Bernava e Maria Emery viaggiano per raggiungere spazi dimenticati, sono “trasportatori di storie”. Il libraio resta un mediatore decisivo, diventa spesso complice/terapeuta del lettore in crisi da sovraccarico. Proprio nei circoli di lettura capita di raccogliere gli sfoghi di chi non riesce a stare dietro ai nuovi titoli e matura così una strana, talvolta inibente «angoscia della quantità».

Serve ancora fare i globetrotter della carta stampata? Ha davvero senso?

Le recensioni, grosso modo da tre lustri, hanno sempre meno incidenza. I booktoker intercettano soprattutto lettori e lettori potenziali under 30 e sono spesso orientati a promuovere generi codificati. C’è una prateria di possibilità, di occasioni, di stimoli, in cui smarrirsi o smarrire il desiderio è un attimo. Le vecchie presentazioni si prestano ancora? Generano poco, a dire il vero; ed è questo il tema di un breve ma acceso dibattito che ha catturato l’attenzione della bolla editoriale social nelle scorse settimane.

Scrittori depressi, scrittori immalinconiti da un pubblico di sedie vuote.

Anche Francesco Riganti, direttore marketing di Mondadori Retail, ha evidenziato come la trasformazione digitale abbia modificato profondamente il ruolo del libraio e più in generale del commercio librario. «Un tempo il compito del retailer era mettere in contatto l’acquirente con il prodotto cercato. Oggi questo ruolo è cambiato: la libreria non è più solo un punto vendita, ma un luogo di esperienza. Non tutte le persone che entrano acquistano un libro, ma la loro soddisfazione dipende da ciò che vivono in libreria, dal tipo di relazione che si crea. Per questo il libraio deve saper essere presente anche oltre lo spazio fisico, nella comunità dei lettori e in dialogo con gli altri attori che promuovono la lettura, come la scuola, le biblioteche, gli spazi culturali. Non è un mestiere semplice, e non è semplicemente un mestiere».

Manuela Stefanelli, direttrice della storica libreria Hoepli di Milano, ha ricordato che i libri non sono semplici contenuti, ma esperienze e visioni. Per Stefanelli, le librerie italiane vivono una fase di trasformazione, ma resistono, grazie alla loro capacità di adattarsi mantenendo la propria identità. «A Milano la rete delle librerie è forte: sono punti di riferimento nei quartieri, presìdi di democrazia e antidoti alla solitudine urbana. Non vivono solo dei libri che vendono, ma delle relazioni che costruiscono: le librerie sono necessarie, per questo dobbiamo difenderle».

Per concludere, lo scrittore Pierdomenico Baccalario ha offerto una riflessione sul potere delle storie e del loro valore nonostante la crisi e tutte le difficoltà:

«Il nostro cervello non è fatto per ricordare numeri, ma per trattenere storie. Nei dodici mesi successivi all’uscita al cinema del film Notting Hill – quello in cui Hugh Grant interpreta il libraio di una piccola libreria nel quartiere omonimo, di cui s’innamora una celebre attrice – aprirono cinque librerie proprio lì, a Notting Hill. La forza delle storie è questa: sanno generare emozioni, e le emozioni si trasformano in azioni. Se vogliamo davvero più lettori, dobbiamo partire da qui: trasformare i numeri in emozioni, perché i numeri si dimenticano, le storie no. E infatti non so se i mesi fossero davvero dodici o le librerie cinque, non lo ricordo. Ma tutto il resto sì».

Fonti Articolo: Ansa, Ansa, Espresso, GdL.

Prima di andare via…

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