l’autenticità è il fulcro del dialogo sulle piattaforme!

Ho letto un articolo sul “giornale della libreria” che racconta che sempre più biblioteche, soprattutto negli Stati Uniti e in Australia (ma anche in Italia stiamo cominciando a svegliarci!), stanno usando TikTok e Instagram per raccontarsi, mostrare il dietro le quinte del lavoro quotidiano e promuovere letture attraverso il linguaggio delle nuove generazioni.

Nasce così l’hashtag “LibraryTok”: bibliotecarie e bibliotecari che diventano volti riconoscibili delle loro istituzioni, capaci di raggiungere milioni di visualizzazioni con contenuti ironici, autentici, spesso autoironici, mostrano biblioteche vive, creative, capaci di stare nello spazio digitale senza perdere identità. Anzi: rafforzandola, se possibile.

Fino a che punto le biblioteche italiane possono (dovrebbero?) spingersi nell’utilizzo di meme o filmati divertenti per attirare un pubblico sempre più esiguo?

Il punto non è inseguire l’algoritmo, ma è intercettare le persone, ovunque si trovino. La viralità aiuta la “missione culturale” e la presenza social diventa estensione della funzione pubblica di creare comunità intorno alla lettura, abbattere stereotipi, rendere accessibile la cultura. Le biblioteche italiane sapranno trasformarsi?

Forse oggi la sfida è questa: usare la velocità, l’immediatezza, senza perdere la profondità.

Era l’estate del 2022 quando la biblioteca pubblica di Milwaukee, in Wisconsin, apriva il suo canale TikTok: oggi, tre anni e mezzo dopo, l’account conta quasi 160mila follower – ai quali se ne aggiungono 230mila su Instagram – e un totale di 6.5 milioni di like.

Sketch sui libri e sulla lettura adattando i trend virali del momento al settore bibliotecario, ironia sulla quotidianità dei lavoratori e delle lavoratrici a contatto con il pubblico, sfide per lettori e lettrici: sono sempre più le biblioteche che si fanno spazio nell’ecosistema letterario digitale con contenuti rivolti alle generazioni più giovani che parlano il linguaggio dei social. E così si popola di video e foto l’hashtag LibraryTok, un luogo in cui i bibliotecari e le bibliotecarie di tutto il mondo cercano di accendere e coltivare la passione per la lettura, mostrando il ruolo e l’importanza delle biblioteche nell’era digitale.

Nel 2024, la biblioteca di Milwaukee ha anche ottenuto una nomination ai Peabody Award per il modo in cui utilizza i suoi canali social: che si tratti di un bibliotecario o bibliotecaria che ricrea un trend utilizzando un audio virale per spiegare i database di ricerca o di una lettrice accanita di manga di 90 anni che ironizza sugli stereotipi sull’età, il caso di Milwaukee mostra che l’autenticità è il fulcro del dialogo sulle piattaforme. E così anche l’account @nypl della New York Public Library, che totalizza quasi 650mila follower tra Instagram e TikTok, promuove la lettura e la cultura con rubriche interattive come #LibraryShelfieDay che invita la community a postare la propria lettura preferita, meme divertenti basati su momenti iconici della cultura pop, dietro le quinte con lo staff della biblioteca, creando una community di lettori e lettrici che apprezza e condivide i contenuti.

Ma il primato del video più virale creato da una biblioteca lo detiene la New Berlin Library, che ha registrato su Instagram e Facebook quasi un milione e mezzo di like e 30mila commenti con un contenuto che invita a recarsi in biblioteca in modo ironico e divertente. «Vivo a New Berlin e non sono mai stato in questa biblioteca, l’ho scoperta grazie a questo video! Ci passerò sicuramente» scrive un utente in un commento.
Sulla stessa scia – benché con numeri più modesti – si muovono anche la @cityofmarionlibraries, in Australia, che ha conquistato una schiera di fan sui social e ha visto i propri video diventare virali, ottenendo milioni di visualizzazioni; e ancora la biblioteca di San Francisco con l’account @sfpubliclibrary, la Vancouver Public Library, dove bibliotecari e bibliotecarie si mettono in gioco per valorizzare la lettura e il lavoro delle biblioteche, in modo simpatico e coinvolgente.

L’utenza giovane dei social premia la spontaneità: le biblioteche che propongono contenuti che funzionano si focalizzano sul lato umano, mostrando scene di vita vera, senza prendersi troppo sul serio e senza paura di mostrarsi impacciati. Questo approccio virato sullo storytelling della biblioteca e di chi la popola coinvolge anche i follower, i quali si sentono parte della comunità e non semplici spettatori. Inoltre, l’effetto sorpresa del contrasto – un bibliotecario over 50 che balla su un audio di TikTok o un anziano appassionato di manga che ironizza sull’età – cattura l’attenzione nello scrolling infinito sulle piattaforme, e il coinvolgimento dello staff come protagonisti dei video rende l’istituzione accogliente e umana, vicina al pubblico. Risultato? Oltre alla viralità, si costruiscono community fedeli di persone che partecipano agli eventi e si affidano alla biblioteca per il prestito di libri.

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